De Magistris: cittadinanza ai bimbi immigrati nati a Napoli

La giunta napoletana pare stia studiando un meccanismo per dare la cittadinanza ai bambini immigrati nati in quel di Napoli. Come dire: immigrati venite a Napoli che si regalano le cittadinanze...

con gli annessi benefici di legge (ricongiungimento famigliare). Mi chiedo come sia possibile che noi si debba sorbire queste iniziative di stampo comunistoide e buonista. Anzi, mi chiedo come facciano i napoletani a sorbirsele. Mi sa tanto di masochismo italico, di suicidio sociale. Queste sono iniziative ideologiche che non apportano alcuna utilità alla città e che anzi ne peggiorano la vivibilità, con la criminalità organizzata che la vessa un giorno sì e l’altro pure, e ora con l’immigrazione di massa, attratta dal permesso di soggiorno facile facile.

Basta fare un bimbo, infatti, e il gioco è fatto: cittadinanza per lui, permesso di soggiorno per i genitori, anche se questi magari non hanno uno straccio di lavoro e vivono di espedienti, e sempre che il Comune non decida di sostenerli economicamente e di dargli persino una casa, alla faccia di chi paga il mutuo trentennale.

Per me, questo è voler male agli italiani, al tricolore e ai napoletani, che meriterebbero ben altre iniziative per la loro città, che la distribuzione di cittadinanze facili agli immigrati. I livelli di disoccupazione nella Campania sono alle stelle, l’economia del territorio partenopeo o è in mano alla Camorra oppure è depressa. Che senso hanno dunque simili iniziative? Quale valore economico-sociale apportano a un territorio già ucciso dalla criminalità e dal disordine sociale? Nessuno. La verità è che l’iniziativa di De Magistris ha un solo scopo: tener saldi il voto dei sinistri e di tutti gli incoscienti che anziché provare profondo calore e orgoglio per la propria nazione e per la propria città, sono disposti a regalarla al primo che arriva dal mare pur di soddisfare i propri pruriti ideologici.


E che ci sia molta ideologia nella giunta De Magistris è dimostrato anche dalla forse (?) mancata celebrazione del ricordo delle Foibe. Eh sì. Se questa ipotesi fosse confermata, ancora una volta si avrebbe il riscontro che esistono in Italia italiani di serie A e italiani di serie B. Ed esistono giorni della memoria di serie A e giorni della memoria di serie B (se proprio non ne esistono affatto). Il fatto è questo: la giunta napoletana non intenderà, quest’anno, celebrare il 10 febbraio. Perché — a dire del delegato ANVGD per Napoli, Arsenio Milotti — «l’evento non è stato inserito nei programmi dell’Amministrazione comunale».


Che dire? Se ciò accadrà, non potrò che rimanerne profondamente costernato. Ma d’altronde, sa andiamo a cercare su Google, tanti sono i siti comunisti italiani che disprezzano se non proprio dileggiano il giorno della memoria sulle Foibe, a riprova che nel nostro paese la cultura marxista-leninista è ancora molto forte. Ci vorrà davvero parecchio impegno nelle istituzioni e nella scuola per modificare questo atteggiamento culturale che ha ucciso la nostra italianità e rinnega costantemente la nostra identità culturale e sociale, amplificando fino all’eccesso il mito della resistenza, dimenticandone peraltro gli aspetti più truci e crudeli, che tutti noi purtroppo conosciamo.

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