Sandro Pertini tra il bacio al feretro di Tito e la grazia a Mario Toffanin

Che noi italiani abbiam poco orgoglio nazionale, è ormai un dato di fatto, una regola sociale consolidata e più volte confermata. La cultura marxista-leninista che ha invaso ogni sospiro culturale in questo paese...

ha demolito quel poco di identità nazionale che avevamo, già prima del periodo fascista. Ma è davvero difficile rimanere indifferenti davanti all’ignoranza profonda e abissale dei giovani che — a causa di una scuola profondamente ideologica e partigiana — non insegna alle nuove generazioni la tragedia dei giuliano-dalmata, o se la insegna, la insegna come una nota a piè di pagina da saltare velocemente. Questa è la scuola ‘comunista’ che qualche governo di centrodestra ha tentato (maldestramente e vanamente) di raddrizzare.

Però non è della scuola e delle sue deficienze culturali-politiche che voglio parlarvi. Come avrete intuito, voglio parlarvi ‘dell’adorato’ e diciamo mitizzato Sandro Pertini. Il presidente buono, quello del Mundial 1982. Quello che tutti ricordano come un santo laico che innalza al cielo la coppa del mondo più amata di sempre, forse perché vinta proprio contro gli ex alleati tedeschi che Sandro Pertini combatté quand’era un partigiano.
Non posso certo qui fare una retrospettiva di Sandro Pertini, anche perché non ne sarei in grado. Ma intendo narrarvi due episodi che seppure non demoliscono il mito del Presidente partigiano, quantomeno lo ridimensionano e ne danno una lettura che dovrebbe far riflettere. E precisamente, ve lo voglio raccontare in relazione alla tragedia delle Foibe e di Porzûs che agli inizi degli anni ‘80 erano solo appena sussurrate negli ambienti della destra extraparlamentare e completamente ignorate dalla storiografia ufficiale,  comunista-partigiana. Parlare di queste tragedie che imbrattavano l’ideologia della Resistenza si rischiava di essere bollati fascisti e revisionisti.
Ebbene, Tito, il dittatore jugoslavo comunista, morì nel 1980. L’allora presidente Sandro Pertini — il presidente più amato dagli italiani… e credo dagli ex jugoslavi — anziché restarsene al Quirinale, andò a rendergli omaggio, ignorando (si fa per dire) del tutto quel che accadde nell’Istria tra il ’43 e il ’45. Ignorando la tragedia delle Foibe e quanto i comunisti, sotto gli ordini diretti di Tito, combinarono a danno degli italiani, colpevoli solo di essere italiani. Nessun capo di Stato che avesse avuto un minimo di senso nazionale avrebbe mai reso omaggio al macellaio del suo popolo. Ma Sandro Pertini lo fece. E non si limitò a rendergli omaggio con la sua presenza, ma baciò persino il suo feretro e la bandiera nel quale era avvolto.
Questo fece Sandro Pertini, nonostante le urla di sangue e dolore degli infoibati e degli esuli che fuggirono dall’Istria e Dalmazia. E questo fu solo un episodio (forse il più eclatante). Da bravo socialista partigiano, appartenente alla vecchia scuola (quella di Nenni e Matteotti), Pertini concesse persino la Grazia a Mario Toffanin, altrimenti noto come il ‘Giacca’. Un partigiano che durante la guerra aveva compiuto (con la complicità di altri partigiani comunisti) la strage di Porzûs per la quale, nel 1954, la Corte d’Assise di Lucca lo aveva condannato all’ergastolo. Pena a cui erano stati sommati altri trent’anni di reclusione per sequestro di persona, rapina aggravata, estorsione e concorso in omicidio aggravato e continuato. Mario Toffanin, tuttavia, non sconterà mai queste pene, perché riuscirà a riparare in Jugoslavia, godendo persino della pensione italiana che la Grazia di Pertini gli aveva permesso di percepire dall’estero (l’ex partigiano infatti non rientrerà mai più in Italia).
E questo è tutto. Posso solo dire che è triste pensare che l’unico atto di orgoglio ‘nazionale’ di Sandro Pertini riguardò un episodio poco significativo nella storia italiana: l’esultanza al Santiago Bernabeu, quando l’Italia vinse la coppa del mondo di calcio. Per il resto, solo l’oblio e la memoria storica cancellata e mai narrata per mitizzare i vincitori. Quelli di cui lo stesso Presidente partigiano fece parte.

Fonte; storia libera

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