Le Mani sporche sulla Repubblica

Mani pulite fu sì un’opera meritoria,ma anche altro.Cioè una operazione di polizia politica condotta ben oltre il limite della legalità che non ha prodotto i frutti sperati proprio perché viziata all’origine. I reduci di quella stagione ambigua danno fiato alle trombe ma lo spartito è monocorde.

Mancano le storie degli abusi commessi dai pm, mancano le scuse per i 400 processi che si sono conclusi con l’assoluzione di presunti colpevoli ai quali è stata rovinata ingiustamente la vita. Manca una analisi seria sull’entrata in politica, nelle file della sinistra, di due dei pm protagonisti di quei giorni (Di Pietro e D’Ambrosio)quasi a voler completare il lavoro iniziato nelle aule di giustizia. Non c’è ragionamento su chi ha impedito, usando strumenti giudiziari, che davvero in Italia nascesse una Seconda repubblica.

È un fatto che proprio l’alleanza tra i magistrati del presunto cambiamento e i superstiti della Prima repubblica (ex dc, ex pci) abbia bloccato sul bagnasciuga lo sbarco del nuovo corso, quell’armata messa insieme da Silvio Berlusconi su mandato elettorale della maggioranza degli italiani. Un fuoco di sbarramento, fatto di avvisi di garanzia e sotterfugi politici, ha impedito per vent’anni quelle riforme costituzionali e istituzionali senza le quali la Seconda repubblica è rimasta parola vuota, un mero ricambio di uomini ma non di regole. Il contrario, per esempio, di quello accaduto in Francia, dove la Quinta Repubblica aveva gli stessi uomini (i gollisti) ma una costituzione nuova ed efficiente (presidenzialismo con elezione a suffragio universale).

Corruzione, privilegi e inneficienze sono figli di sistemi complessi e complicati ancora prima che di debolezze umane. Potremo cambiare governi e parlamentari, ma se non mettiamo mano a una nuova Costituzione Mani pulite resterà una inutile, interessata e cinica prova di forza di un potere su di un altro. Così come è stata l’azione giudiziaria in questi ultimi vent’anni.

Alessandro Sallusti - il giornale.it

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