Italia; 900 macachi rubati al loro habitat naturale nelle isole Mauritius


La Harlan, stabilimento di Monza, rispetta le regole per Renato Balduzzi, ovvero per il Ministro dello stesso dicastero che, lo scorso 31 gennaio, ha autorizzato le importazioni, in deroga alla legge 116/92, grazie ad un parere del Consiglio Superiore di Sanità, concedendo il permesso d’ingresso ai 900 macachi rubati al loro habitat naturale nelle isole Mauritius in lotti di massimo 156 soggetti. Di queste, ad oggi, ne sono arrivate solo 104, controllate a Fiumicino dai Veterinari del Posto di Ispezione Frontaliera dell’aeroporto romano. Quanto alle restanti 796 scimmiette, il loro “ingresso effettivo è puramente teorico -spiega il Ministero.

Nel 2011 la stessa società, pur facendo richiesta per 900 primati, ne ha importato 312 esemplari”.

Tutto in regola. Le scimmie detenute negli stabilimenti della Harlan, per la precisione 104 esemplari di Macaca fascicularis e Macaca mulatta, non presentano alcuno stress da viaggio, sono in buono stato di salute, hanno documenti  corrispondenti alle norme ministeriali e si trovano in un lager con “condizioni igieniche a norma”. Anche negli stabilimenti di San Pietro al Netisone (UD), dove ci sono topi e ratti, e in quello di Bresso (MI) della multinazionale non è emersa nessuna irregolarità. Lo fa sapere il ministero della Salute, spiegando in una nota che l’esito dei controlli eseguiti dai Nas, su richiesta del ministro Renato Balduzzi, “non ha rilevato alcuna irregolarità rispetto alle normative vigenti”.

Esemplare più, esemplare meno, resta il fatto che si tratta di un traffico ignobile, che impoverisce la fauna già fortemente a rischio di Stati economicamente deboli e sovvenziona spesso fenomeni di caccia illegale e cruenta, con le madri che vengono catturate per diventare fattrici di cuccioli prodotti “in serie” e cuccioli spediti direttamente ai laboratori del civile ed evoluto occidente. E la sperimentazione su queste specie, di cui è stata riconosciuta la stretta vicinanza genetica e comportamentale con l’uomo, è particolarmente invasiva, dalle investigazioni neurologiche alle procedure sul dolore e studi di malattie come l’AIDS. Nonostante non ci siano evidenze scientifiche che ne dimostrino l’utilità.

Per questo “chi ancora sostiene le ragioni della sperimentazione animale, e dunque anche della vivisezione, deve tenere a mente le parole Professor Umberto Veronesi, oncologo e scienziato di indiscussa autorevolezza, il quale sostiene che non c’è nessuna ragione al mondo per cui si debbano sacrificare dei primati”, commenta l’Ente Nazionale Protezione Animali. Anche perché ogni  anno i farmaci sperimentati sugli animali, che qualcuno vorrebbe così affidabili per la salute umana, causano 200mila morti in tutto il mondo a causa degli ‘effetti collaterali’”, conclude l’Associazione.

Per la Lav, che da anni denuncia questo inaccettabile traffico di vite, dove centinaia di migliaia di scimmie vengono prelevate e caricate in piccole scatole nelle stive di aerei e spedite ai laboratori di tutto il mondo,  “ciò che lascia amaramente stupiti è la portata del carico, 900 animali in viaggio verso la Harlan. Un numero che andrebbe letto prendendo in considerazione anche il cambiamento legislativo che stiamo vivendo: infatti l’articolo 14 del Disegno di Legge Comunitaria 2011, a un passo dalla sua totale approvazione, prevede anche il divieto di allevamento di cani, gatti e primati su suolo nazionale. Un articolo che colpisce duramente gli interessi di stabilimenti come Green Hill e la Harlan, che potrebbero aver anticipato “gli ordini” per paura dei vincoli legali che stanno per essere introdotti”.

La vicenda della Harlan sarebbe quindi “un segnale importante che sottolinea come questo articolo mini fortemente la lobby vivisettoria, un’azione che sta proseguendo parallelamente al progetto di legge della Lombardia che condivide le stesse finalità dell’art.14 e la cui approvazione è calendarizzata nei prossimi giorni in Consiglio regionale”, spiega la Lega antivivisezione in una nota.

Ora, le due associazioni animaliste, insieme alla Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (LEIDAA), alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) e all’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA), ritengono che debba essere rimesso in discussione il ruolo dell'Istituto Superiore di Sanità che fornisce il parere sulle autorizzazioni in deroga. “Istituto che, incredibilmente, svolge contemporaneamente sia il ruolo di controllore che di controllato”, spiegano in un comunicato. Si rivolgono dunque al presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, perché dia concreta e rapida attuazione alla proposta di legge da lui presentata, che prevede il divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione su tutto il territorio lombardo.

“Il presidente Formigoni ha la possibilità di fermare per sempre questi traffici di macachi destinati all’allevamento Harlan, come di chiudere Green Hill, il lager di Montichari che ogni anno invia 2500 cani beagle ai laboratori di vivisezione di mezza Europa – spiegano gli animalisti – Lo ringraziamo fin d’ora per la sensibilità dimostrata e confidiamo che garantisca pronta accelerazione all’iter di approvazione di questa legge, che sarà risolutiva e salverà la vita a tante creature innocenti. E allo stesso tempo, ci aspettiamo che tutte le forze politiche rappresentate in consiglio regionale garantiscano la propria collaborazione e il proprio sostegno a questa importante iniziativa legislativa, per una battaglia di civiltà che non può che essere trasversale”.

Nel frattempo, la Procura di Monza ha aperto un fascicolo a modello 45, ovvero senza ipotesi di reato né indagati, un’inchiesta conoscitiva, avviata in seguito all'esposto presentato dall'ex ministro Michela Vittoria Brambilla. Per ora, in conclusione, non si può che sperare che la triste vicenda delle scimmie dirette alla Harlan possano essere “il detonatore per un’azione pacifica ma rivoluzionaria” di tutti i cittadini europei contro la vivisezione, come auspicano Comitato scientifico Equivita, Leal, Fondazione Hans Ruesch, UNA e LIDA Firenze, in un comunicato congiunto. Affinché si possa finalmente dare il via a un cambiamento culturale, indispensabile alla tutela dei diritti di tutti i viventi e all’avanzamento della ricerca. Un’occasione buona, insomma, per fare concreti passi avanti verso l’obiettivo finale di una ricerca senza barbarie. Solo così le loro sofferenze non saranno state inutili.

Per aderire all'iniziativa delle associazioni animaliste che chiedono la rapida approvazione della legge che fermerà le attività di Green Hill e di Harlan clicca qui.

Roberta Ragni - greenme.it

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