Arriva la Finanza: cosa fare?

Stiamo cercando di far capire al Governo e ai nostri associati che non ce la si può prendere con tassisti e farmacisti, che il problema non è l’evasione ma la troppa spesa pubblica. Sono tornati.  Capelli bianchi, un sito, un bollettino e un’infinita solidarietà nei confronti di chi crea opportunità per il territorio. Meglio, non erano mai andati via, non fosse che dopo le battaglie degli anni ’90, l’atteggiamento della longa manus dello stato centrale era cambiato. Oggi, però, con la crisi che morde e la Guardia di Finanza che insegue, rieccoli pronti a dare battaglia.

Sono gli imprenditori della LIFE, una sorta di sindacato di artigiani e partite Iva, che in Veneto sono visti come gli angeli dell’impresa e l’incubo dei controllori. “Noi non siamo e non eravamo contro gli accertamenti della Guardia di Finanza – spiega Pierfranco Zanardo, proprietario di una azienda con una manciata di dipendenti e leader della LIFE. – Abbiamo smesso di fare le nostre sortite quando chi ci imponeva delle regole ha cominciato a rispettare quelle che la legge e il buonsenso imponevano a lui. Oggi però la situazione è cambiata.” Ecco perché, i Liberi imprenditori sono pronti a dare di nuovo battaglia. Anzitutto contro chi, per spillare soldi a chi produce ricchezza, usa l’arma del ricatto e della paura. Sia attraverso forme di protesta, sia attraverso l’educazione dell’imprenditore: “Di solito quando uno vede arrivare la Finanza interrompe e il suo lavoro e si prepara a pagare. Non deve funzionare così”, ammonisce Zangrando, che ha affisso fuori dalla sua azienda il decalogo aureo della Life.

E’ anche grazie a noi e a Federcontribuenti, con cui stiamo lavorando insieme, se Equitalia e l’Agenzia delle entrate hanno fatto pressione sul Governo per cambiare le modalità di riscossione di tributi e tasse inevase – chiarisce Zanardo, che attribuisce alla sua associazione il merito dell’introduzione delle rateizzazioni e soprattutto di quella regola di civiltà (e buonsenso, appunto), per cui, in caso di accertamenti o mancati versamenti di contributi, lo Stato non pignora più gli strumenti di lavoro degli imprenditori. “E’ inutile pignorare e mettere all’asta i macchinari, sia perché una volta venduti, si ricava al massimo un decimo del loro valore di mercato, sia perché si interrompe il ciclo produttivo, impedendo alla società di lavorare e quindi di pagare vecchie e nuove tasse. Meglio lasciare i beni in custodia al titolare e permettergli di lavorare. Senza contare peraltro che il mercato delle aste è una vera associazione a delinquere, dove prestanomi di funzionari comprano in beata solitudine merce a prezzi bassissimi.”

Se da un lato sono lontani i tempi delle imboscate di Vazzola, San Donà di Piave e Torre di Mosto (vedi foto), in cui i soci Life, solidali con alcuni imprenditori, si barricavano davanti alle aziende degli amici per impedire controlli irregolari, e a volte si prendevano anche qualche manganellata, la voce del ceto produttivo veneto si alza contro lo Stato secondo forme nuove e diverse. “Anzitutto stiamo cercando di far capire al Governo e ai nostri associati che non ce la si può prendere con tassisti e farmacisti, che il problema non è l’evasione ma la troppa spesa pubblica. Il professor Monti, per quanto sobrio sia, dimostra di non conoscere il Paese che deve governare. Basta guardare i dati della spesa regionalizzata dello stato (vedi scheda) per capire che nel lombardo veneto si evade pochissimo e si spende meno. Se l’efficienza del nostro sistema venisse imposta a tutta Italia, in 10 anni il debito pubblico italiano sarebbe ridotto al lumicino, senza bisogno di finanziarie e senza depredare il nord, a vantaggio non del sud, certo, ma di pochi amministratori meridionali che ne amministrano a proprio vantaggio le risorse.” A Monti, tuttavia, Zanardo attribuisce il merito di avere aver abolito la commissione di massimo scoperto con l’art. 6-bis del D.L. 6 dicembre 2011, secondo cui la banca potrà addebitare al cliente oltre agli interessi soltanto una commissione onnicomprensiva che non potrà superare lo 0,5% per trimestre della somma messa a disposizione. “Anche questa vittoria è un po’ merito nostro”, insiste Zanardo – “Certo, c’è ancora molto da fare, prima che l’imprenditore sia trattato in modo civile, e non come un ladro.”

 

Al leader della Life fa eco Daniele Quaglia, altra figura storica del movimento: “Sul territorio ci sono sempre una 20 di soci disponibili 24 ore su 24. Se qualcuno si sente in difficoltà, non deve far altro che chiamare. L’imprenditore non deve avere paura in caso di controlli. Continuare a lavorare è un suo diritto, il controllore non deve creare disagio, ma constatare eventuali irregolarità.” Sanguigno come da pedigree, Quaglia, che più volte ha fronteggiato fisicamente le forze dell’ordine che, a suo dire, stavano agendo in modop scorretto nei confronti di alcuni associati, promette delle sorprese. “Siamo tornati indietro di 15-20 anni. Questo Paese fa schifo perché è amministrato in modo abominevole. Recentemente, in Val di Susa, un manifestante ha dato della Pecorella a un carabiniere. Io non lo avrei offeso, ma avrei cercato di parlare all’uomo che c’è sotto la divisa. Soprattutto alle sue paure. Se va avanti così, con controlli a tappeto e con questo clima di terrore, ci toccherà scendere di nuovo in strada. Per fare cosa? Non abbiamo ancora programmato niente, le cose più belle sono quelle che arrivano inaspettate.

rischiocalcolato.it
 

 

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