Una giornata autentica

Una giornata autentica, non saprei descrivere meglio la giornata passata in montagna nel ricordo di Peppe, una giornata condivisa con i suoi amici più intimi o almeno una parte di essi e la sua famiglia, una giornata all’insegna della semplicità, del rispetto della natura e di noi stessi, senza palchi da preparare e medaglie da esibire, senza retorica e mistificazioni, ne proclami da citare, solo sentimenti da condividere, testimonianze da raccontare, passioni ed ideali convissuti con cui “Matilde potrà conoscere l’uomo meraviglioso che è stato suo padre”.

Una giornata cominciata di buon mattino, l’appuntamento al Fungo alle 8.00, dove ci siamo incontrati per raggiungere gli altri a S. Polo dei Cavalieri, una piccola attesa per il solito atavico ritardatario, il Griso che comunque ci ha permesso di prenderci un caffè e cominciare al meglio la giornata.

Si parte, direzione tiburtina, circa un oretta di viaggio e siamo a destinazione, la p.zza centrale di S. Polo è già piena di gente e la polizia locale ci consente un parcheggio malandrino per una breve sosta, opportuna per radunare tutti e dirigerci al punto di partenza della passeggiata, una diecina di minuti di macchina per poi vestirci e prepararci all’ascesa.

Siamo pronti per la camminata, niente di particolarmente impegnativo, preventivate 2 ore di cammino per arrivare a destinazione, i pratoni del Gennaro, all’inizio dobbiamo superare un paio di selle quindi dei sali scendi che servono per riscaldarci e darci il giusto ritmo.

Entriamo nel bosco di faggi, bellissimo le difficoltà sono rappresentate dal terreno, il sentiero è ricavato da un antico letto di un fiume, con attenzione si riescono a trovare anche dei fossili di conchiglia, le pietre da evitare e sulle quali camminare non rendono agevole il passo, ma rendono l’ascesa affascinante, l’attraversamento di alcune piccole gole rende lo scenario quasi fiabesco.

Io, Rodrigo e Daniele siamo già venuti in questi luoghi e notammo dei simboli dipinti sulle rocce non proprio amichevoli ed anche inopportuni in un luogo tanto bello e sacrale, per l’occasione Rodrigo ha pensato bene di venire preparato per toglierli definitivamente dal contesto, riportando le contaminate rocce allo splendore primordiale.

Fatta pulizia si riparte verso la parte più agevole della salita, il bosco si apre, nel sentiero le pietre si diradano offrendoci del più comodo terreno e solo dopo un altro piccolo sforzo ci ritroviamo su un bellissimo altopiano, i pratoni del Gennaro dove è possibile incontrare cavalli allo stato brado, qualche falco in cerca di leccornie e quant’altro della fauna locale.

Cerchiamo un posto appartato per accamparci, fare un fuoco, alzare le nostre bandiere e passare alla parte ludica del nostro viaggio, un viaggio alla ricerca di un empatia emotiva che ci accomuna e  che rende indissolubili i rapporti all’interno di questo cerchio magico, in un cotesto al di fuori del tempo e dello spazio dove i nostri sogni di ragazzi si ripromuovono nell’eterna ingenuità del fanciullo ridente che è rimasto in noi.

Quando cominciamo a mangiare perdiamo in un lampo tutta la poesia e si intravede vorace la parte animalesca e selvatica che ci contraddistingue, le libagioni, sin troppo abbondanti, imbandiscono l’improvvisata tavolata, la condivisione dei  profumi e sapori faticosamente portati rende goliardico il momento, il vino assaporato distribuisce serenità e gioia, a qualcuno anche una certa sonnolenza che trova il suo preludio in un silenzioso ronzio (ma che fa ? russa).

A questo punto Marina e Paolo ci lasciano, domani mattina hanno un’altra escursione in montagna con la Muvra e devono necessariamente tornare prima per organizzare la cosa, by,by e grazie di averci accompagnati.

Dopo un breve riposo ci accingiamo a mettere ordine per lasciare incontaminato quel posto che ci ha ospitato e che ci ha permesso di ricordare Peppe come lui avrebbe voluto, nella natura in quelle montagne che ha scalato per sempre e che abbiamo condiviso fisicamente ed intellettualmente.

Prima di rimetterci in viaggio chiedo a Barbara se posso leggere qualcosa in ricordo di Peppe, non volendo turbare la piccola Matilde, lei mi rassicura, io cerco di non farmi tradire dall’emozione mentre leggo, mi prendo qualche pausa ma è difficile, qualcosa traspare e alla fine la piccola scoppia in un fragoroso pianto che libera anche me opportunamente celato dagli occhiali.

Nel ritorno Matilde ritrova il sorriso impara a leggere il sentiero, ci guida (buon sangue non mente) e alla fine giungiamo alle macchine, stanchi, sporchi ma felici, felici di aver trascorso una giornata autentica con persone autentiche, Gualtiero, Achille, Silvano, Gian Piero, Sergio, Barbara, Patricia, Marina, Paolo, Matilde ecc.ecc.

Qualcuno, del gruppo di Silvano, mi ricorda di una gita in barca a vela di 25 anni fa con Peppe all’isola di Ponza, un ricordo ancora vivo nei miei ricordi in quanto Giuseppe lo riportai a casa con una caviglia slogata in malo modo, procurata scendendo da Palmarola, ma che ci fornì, da li a poco, l’alibi che ci scagionò da una ingiusta accusa(non tutti i mali vengono per nuocere).

Ciao Comandante, se puoi illumina le nostre scelte e i nostri passi.

Cesare Massimo Ruggeri

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