Il nostro futuro?

"Continuare a dormire sperando che qualcun altro risolva i problemi per noi, o prendere in mano le sorti del nostro futuro, partecipare alla cosa pubblica, controllare e pretendere risultati adeguati ai nostri sforzi?".

"In Italia si fatica a distinguere gli schieramenti gli uni dagli altri se non per piccole questioni di pelo di lana caprina. Ci troviamo a scegliere tra un bipolarismo che predica le stesse soluzioni e ci impone le medesime frustrazioni".

La crisi economica e politica di uno Stato senza sovranità.

  1. Premessa

L’attuale crisi economica è scaturita nell’estate del  2007 con la crisi del subprime (mutui immobiliari) negli Stati Uniti e il conseguente fallimento della Lehman Brothers del 15 settembre 2008, innescando una crisi finanziaria di proporzioni più ampie della stessa grande depressione del 1929.

Tale situazione nelle dinamiche globaliste del terzo millennio sembra di gran lunga meno controllabile della recessione del ‘29 in quanto nessuna analisi finanziaria può al momento stabilire i tempi e le dinamiche della ripresa ammesso e non concesso che lo voglia, visto che dalla crisi c’è chi trae profitto infinito.

La privatizzazione di tutte le più grandi banche centrali, partita proprio nel 1925, e tutta un’altra serie di provvedimenti legislativi hanno concesso di stampare valuta a degli istituti privati che agendo in concertazione tra loro hanno influito in maniera sempre più incisiva sui mercati finanziari e attraverso banche d’affari come Goldman Sachs che si occupano principalmente di investimenti finanziari, bancari e azionari, risparmio gestito ecc., prevalentemente con investitori istituzionali ( multinazionali, governi e privati) sono state capaci di creare ad arte vere e proprie speculazioni che hanno innescato delle bolle finanziarie che nulla potevano portare se non una crisi delle dimensioni di quelle attuali.

La domanda che dobbiamo porci è perché si creano ad arte crisi di questa entità ? Semplice per espandere la propria influenza dal potere finanziario a quello politico e quindi trasformare la valuta posseduta ( che in questo contesto potrebbe da qui a poco trasformarsi in carta straccia) in proprietà (aziende, immobili, terreni ecc.) a basso costo (i costi delle proprietà si abbassano molto in tempo di crisi)  se prendiamo in considerazione quello che sta succedendo in Europa in questo momento ci possiamo rendere immediatamente conto dell’influenza di questi centri di potere rispetto alla sovranità dei singoli Stati.

Sia la Grecia prima, con il governo Papademos ( ex dirigente Goldman Sachs), sia l’Italia poi, con il governo Monti ( guarda caso altro uomo Goldman Sachs e presidente europeo della Commissione Trilaterale, carica che ha poi abbandonato al quarto mese di governo) sono state commissariate dalla B.C.E. ( Banca Centrale Europea) presieduta dal Governatore Draghi ( altro ex dirigente Goldman Sachs) andando ad imprimere politicamente sui singoli Stati una pressione finanziaria e fiscale che sta minando le conquiste sociali di decine di anni con provvedimenti che mettono in discussione tutto lo stato sociale e che potrebbero portare ad un nuovo e cruento conflitto.

Chi controlla le più grandi banche di affari del mondo ? Chi può spostare trilioni di dollari da una economia ad un'altra incidendo in maniera determinante su migliaia di posti di lavoro e sull’economia dei vari Stati sovrani ?

In questo contesto è inevitabile parlare del gruppo Bilderberg, una commissione permanente di banchieri, politici, industriali e amministratori delle più grandi multinazionali al mondo, con famiglie di riferimento come quelle dei Rothschild e Rockefeller che già dal 1960, riprendendo un messianismo emerso negli ambienti inglesi e francesi del XIX secolo, rilanciato dagli Usa dopo la Grande Guerra e quindi ripreso dal 1945 da cosmopoliti come Einstein che si fecero scudo dell’Onu,  auspicavano un governo mondiale di riferimento che avrebbe dovuto controllare gli Stati sovrani e spingerli ad accettare le dinamiche del mercato globalizzato  nella logica suprema del profitto.

Senza entrare nel merito delle considerazioni tutto questo è abbastanza inquietante e illuminante riguardo la logica messa in atto dalle organizzazioni sovranazionali che nulla hanno a cuore se non i propri interessi.

L’egemonia finanziaria che questi gruppi mettono in atto ha prodotto strumenti necessari ai propositi speculativi e dirigisti come il F.M.I. ( Fondo Monetario Internazionale), la Commissione Trilaterale, la B.C.E., e una miriade di associazioni lobbistiche come il Trans Atlantic Businnes Dialogue che ogni anno sottopone una lista di propri desideri ai tecnocrati di punta della UE aspettandosi che vengano tradotti in processi di sviluppo dalla Commissione Europea.

Il F.M.I. ufficialmente si limita ad aiutare finanziariamente gli Stati in difficoltà, ma lo fa costringendoli a moltiplicare in maniera esponenziale il proprio debito pubblico e soprattutto estero, attraverso esorbitanti tassi d’interesse nei confronti per banche private.

Il meccanismo del signoraggio che è poi in termini spiccioli la differenza tra il valore del denaro ed il suo prezzo è troppo complesso per essere spiegato in maniera concisa, ma è un altro di quegli strumenti a disposizione delle banche per produrre negli Stati non più sovrani il debito pubblico.

Il debito pubblico, in particolare quando detenuto all’estero, dà la possibilità a dei privati ( le banche sono tutte S.p.A.) di controllare finanziariamente gli Stati sovrani e di averne quindi il controllo politico ed usurparne la sovranità che dovrebbe essere per costituzione in mano al popolo. Ciò avviene giocoforza se non si dispone più di una sovranità bancaria  e se per stampare valuta, immettere liquidità e saldare  i conti dello Stato si richiede un prestito ad una banca privata cui è stata delegata la funzione dello Stato alla quale, per giunta, si chiede di prestarci il NOSTRO denaro contraendo ad ogni prestito (!) degli interessi ulteriori verso il nostro “cassiere”.

Ciò non è nuovo, avendo da tempo noi delegato alle banche questo ruolo anche quando c’era una valuta nazionale (la Francia lo fece negli anni settanta e l’Italia negli anni ottanta). Oggi si è passati ad un livello sovranazionale (nel nostro caso la B.C.E.) cui non corrisponde alcuna centralità politica, dunque si lascia briglia ai “tecnici” che tra interessi sui prestiti e desiderata dei grandi gruppi impongono politiche di strozzinaggio ai paesi europei con relativo rischio di default.
In questa imposizione sono aiutati dalle agenzie di rating, ovvero da privati che stilano pagelle arbitrarie sulle quali da un lato alcuni gruppi fanno trilioni di dollari sugli sbalzi borsistici e dall’altro si truccano i conti delle economie da salvare e di quelle da abbattere.

Ed è in questo meccanismo e in questi rapporti di forze che alcuni Paesi giudicati troppo indisciplinati per indole, vengono massacrati, che la locomotiva d’Europa, ovvero la Germania, viene obbligata a rallentare proprio da quel massacro per recuperare i Paesi massacrati e che viene consentito alla finanza Usa, la responsabile prima se non unica dell’attuale crisi, di risalire la china a discapito nostro. Questo è in sintesi anche il perché della scarsa fiducia dei mercati finanziari per i paesi europei legati all’euro, infatti sono tutti a rischio di fallimento perché gli interessi pagati per l’approvvigionamento monetario sono altissimi rispetto al costo reale del denaro ed è proprio questo costo che rende sempre più onerosi quei meccanismi sociali di protezione che sono alla base di qualsiasi sviluppo, sia esso economico, sociale o democratico.

E’ un problema più sistemico che di valuta. L’euro dal canto suo ha anche messo in pericolo l’egemonia americana scatenando una serie di reazioni fortissime da oltreoceano che hanno persino contribuito a cambiare la geografia mondiale. Senza una sovranità europea e neppure una sovranità comune dei paesi europei su di una banca centrale che, come nella rampante Cina, dovrebbe essere sottomessa al controllo politico, in presenza invece dell’oliata dittatura dei gruppi transnazionali sopra citati, ci poniamo a metà del guado rimanendo in balia dei venti e tali resteremo fino a che non ci sarà un’inversione di tendenza, o quantomeno di spirito. Fintanto che tutti gli esponenti politici disquisiranno di leggi elettorali, di maggioranze cittadine, di cimiteri di cani, di veline e di matrimoni gay e non si preoccuperanno dell’essenziale la situazione non si modificherà se non drammaticamente in peggio.

  1. La situazione in Italia

Nel nostro paese, l’influenza di questi organismi sovranazionali è ai massimi storici, in questo momento, proprio mentre io scrivo si apprestano a spartirsi le ultime risorse rimaste, con la scusa della riduzione del debito stanno privatizzando il possibile per svenderlo a bassi costi ai soliti noti.

Questo genere di politica è semplicemente una replica delle tante privatizzazioni avvenute nel nostro paese che guardandosi bene dal ridurre effettivamente il debito pubblico, ha prodotto solo ulteriore ricchezza per pochi a discapito della popolazione.

In meno di vent’anni tutti i partiti di sinistra del vecchio continente sono stati trasformati in macchine di Neoliberismo infarciti di libero mercato e di isteria da deficit, come la destra sociale perdutasi all’interno dei vari partiti perbenisti e conservatori.

In Italia si fa fatica a distinguere gli schieramenti gli uni dagli altri se non per piccole questioni di lana caprina, questo è il risultato di una perenne caccia alle identità sempre tacciate di estremismo, qualunquismo o populismo a seconda della convenienza e quindi ci troviamo a scegliere tra un bipolarismo che poi predica le stesse soluzioni e ci impone le medesime frustrazioni.

E’ indubbio il coinvolgimento della nostra politica al disegno Neoliberista, Neoclassico e Neomercantile praticato da questi gruppi di potere, dal governo Ciampi in poi abbiamo assistito ad una miriade di privatizzazioni volte soprattutto a impoverire lo Stato e rendere possibili politiche aggressive da parte degli speculatori e proprio i governi, cosi detti, di sinistra sono stati tra i più convinti assertori di queste politiche che hanno disperso anni di conquiste sociali faticosamente raggiunte.

Senza giri di parole possiamo dire che c’è un piano specifico per distruggere gli Stati europei e i loro cittadini, sottraendogli la sovranità sia delle leggi che della propria moneta, imponendogli lo spauracchio del deficit/debito pubblico e l’odiosa sofferenza della disoccupazione /precarizzazione e svendendo il bene comune ai capitali dei privati.

Il vero potere dell’elite lo ha ordito sin dagli anni 20/40 ed in Italia solo molti anni dopo furono investiti i primi portabandiera, alla luce del sole, di quel piano, che furono: Romano Prodi, Giuliano Amato, Visco, Dini, Bassanini, Padoa Schioppa, Scognamiglio, Ciampi, Draghi, Enrico Letta e non ultimo Massimo D’Alema( fonte Paolo Barnard il più grande crimine 2011), gli entusiastici sostenitori della modernità europea, dell’Euro al di sopra degli Stati, quelli che però qui a casa nostra si presentavano con la maschera buona dell’antipotere berlusconiano.

Chiaro che a questo punto non si possa più demandare a nessuno i nostri intendimenti, non possiamo più fidarci di uomini che hanno svenduto il proprio paese per dolo o nella migliore delle ipotesi per ignoranza, promuovendo e ratificando trattati che di fatto, nelle loro pieghe, prevedevano norme volte a smantellare e scavalcare le singole costituzioni nazionali, consegnandoci  nelle mani dei tecnocrati della UE, che non sono stati democraticamente eletti ma imposti da quella Elite di cui sopra.

Perseguire il profitto come unico scopo è un obiettivo di per sé  infestante.

Mi spiego meglio : i batteri esistono in natura e normalmente convivono con il mondo esterno in un equilibrio di forze. Quand’è che il batterio si trasforma in minaccia ? Quando quell’equilibrio viene a mancare. In questo caso esso esprime tutta la sua potenza infestante e distruttiva. Ma allora la domanda che dobbiamo porci nella ricerca della soluzione quale è la strada da perseguire, l’eliminazione di tutti i batteri ?

Questa soluzione è sembrata l’unica possibile per molti anni e ha portato la nostra società occidentale a diventare sempre più sterile con il risultato di rendere i nostri organismi vulnerabili al diffondersi di malattie autoimmuni. La soluzione invece è nell’equilibrio. Cioè cambiando totalmente punto di vista. Se l’approccio non si limiterà ad affrontare il mondo, la vita in chiave di offesa/difesa, considerando l’insieme dell’essere umano, non si cercherà più di curare solo il sintomo ma la persona nel suo complesso, migliorandone lo stile di vita e la sua qualità.  Allora con uno stato psicofisico più forte e più sano quell’individuo da solo sarà in grado di fronteggiare e resistere alla malattia.

Ecco per spiegare il senso dell’analogia credo che la stessa cosa sia avvenuta nella società contemporanea. La rapidità di certe conquiste, la difficoltà di metabolizzare il valore della conquista raggiunta, l’incapacità di vedere il nuovo assetto nel suo insieme fatto di diritti e di doveri, hanno creato nel nostro mondo occidentale una debilitazione del sistema di fronte al quale il virus del neoliberismo, del capitalismo più sfrenato e abietto non ha trovato ostacoli. Perciò ci ritroviamo un mondo malato, forse morente.

Ma perché  l’inversione di rotta si possa realizzare serve una classe imprenditoriale capace, che faccia il proprio mestiere e non finanzieri mascherati da imprenditori, con un codazzo di mediocri portaborse,  servono una scuola e un università che preparino giovani aperti, creativi e intelligenti, che facciano la loro parte con impegno e serietà. Servono ricerca, innovazione, perché  possano essere finanziati progetti seri che realizzino davvero occupazione e che siano davvero di pubblica utilità.

Ritenere che il degrado attuale sia imputabile solo ad un piano realizzato dalle lobby è  riduttivo e pericoloso. Queste sono certamente responsabili di aver perseguito il loro obiettivo di profitto usando il loro potere per corrompere, manipolare, piegare ai loro interessi gli Stati più deboli, usando a proprio uso e consumo la stampa con campagne di informazione false, mettendo a capo delle amministrazioni e della politica persone servili e incompetenti per realizzare solo ed esclusivamente profitto, ma credo che questo è potuto succedere solo a causa di una vacatio gravissima dello Stato stesso. I paesi con una cultura e una partecipazione politica forte si sono dimostrati anche più forti nel fronteggiare l’aggressione dei gruppi di potere. Al contrario dove manca lo Stato, nei paesi del terzo mondo, i gruppi di potere hanno depredato, violentato, rubato risorse imponendo governi fantoccio che gli garantissero l’impunità assoluta nel realizzare il loro obbiettivo di profitto.

Ed è proprio a questo che ci ha portato la nostra classe politica, ci ha portato nel terzo mondo, nessuno escluso, tutti colpevoli, maggioranze e opposizioni varie, tutti collusi o nel migliore dei casi impreparati a ricoprire i ruoli per i quali venivano lautamente pagati.

Io credo infine che per uscire dalla crisi sia indispensabile avere una visione completa, e che questa non potrà mai esserlo in assenza di una prospettiva femminile all’interno dello Stato e delle aziende. E’ un dato ufficiale che hanno resistito meglio alla crisi le aziende che hanno nel consiglio di amministrazione un pari numero di uomini e donne. Possiamo dire che la stessa cosa è avvenuta negli Stati più evoluti e democratici dell’Europa del nord.

Dall’altro lato credo che sia indispensabile una maggiore partecipazione maschile nelle nostre case, padri più presenti e partecipativi nelle famiglie eviterebbero la dittatura di figli capricciosi e fragili incapaci di fronteggiare  gli impulsi quasi ossessivi che vengono da quella comunicazione/mercificazione globale che li vuole rendere esclusivamente dei consumatori e fare in modo di trasmettere quella educazione emotiva che è alla base della fermezza e risolutezza di qualsiasi essere umano.

Per concludere e meglio rendere edotti i miei interlocutori è indispensabile fare presente la situazione del Sudamerica dove Il 3 agosto, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del FMI con il suo ministro dell’economia e il ministro degli esteri ecuadoregno Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America), l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. La Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al FMI con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, l'Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del FMI che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fossero l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi e siamo in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del FMI e della Banca Mondiale sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora, lo sono ancor di più oggi. Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale.”. Subito dopo la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO, coinvolgendo il FMI grazie ai file messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange dove si evince in maniera inconfutabile la volontà di mantenere il Sudamerica in uno stato di precarietà ed indigenza . L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”.(stralcio di un articolo di Sergio Di Cori Modigliani).

  1. Rompere gli indugi

A questo punto amici cari a voi la scelta, continuare a dormire sperando che qualcun altro risolva i problemi per noi o prendere in mano le sorti del nostro futuro, partecipare alla cosa pubblica, controllare e pretendere risultati adeguati ai nostri sforzi ed adottare le strategie più proficue.

Per intenderci continuare ad appoggiare alle prossime elezioni i vari riciclati di turno sperando che qualche giovane virtuoso venga fuori dal cilindro (cosa assai improbabile e che renderanno impossibile con una nuova legge elettorale, che statene certi, tutelerà i soliti noti) , oppure dare un netto ed epocale colpo di spugna cancellando quasi la metà dell’attuale parlamento insediato, non per un semplice gusto di catastrofismo ma per fare chirurgicamente tabula rasa, arando e seminando al contempo in terreno vergine.

Noi dobbiamo puntare ad un’opera di ri-costruzione trasversale  volta all’unificazione delle varie verghe – oggi divise da categorie pseudopolitiche – in un fascio.

Si deve quindi operare in prospettiva per la realizzazione di un centro-calamita che sia improntato sui fondamentali della sovranità, dell’etica e della libertà.

Ma l’esperienza ci ha insegnato che non si procede per proclami, bensì per interventi puntuali nei momenti decisivi.

L’esperienza  storica e quella rivoluzionaria c’insegnano quindi a discernere tra loro fasi e momenti, c’impongono di non identificarci necessariamente con i cavalli intercambiabili della cavalcata del pony express. In logica chirurgica e cinica suggerisco di sostenere almeno pro tempore l’unica voce fuori dal coro (non parlo di elezioni amministrative) quel movimento 5 stelle che rappresenta l’unica opportunità politica del momento. Puntando ovviamente ben più lontano ma trovandoci comunque nel novero dei picconatori.

Cesare Massimo Ruggeri

(Con l’aiuto e la partecipazione di due cari amici)

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