Grillo o non Grillo

Sulla provocazione di Cesare Massimo Ruggeri.

Bene ha fatto Cesare ad avviare un dibattito sul “grillismo” e sull’atteggiamento da prendere nei suoi confronti. Altrettanto bene ha fatto Gabriele  a rispondere fornendo, come suo solito, spunti di riflessione assai interessanti.

In questo momento in cui il quadro politico è in forte movimento e con la perdita di credibilità dei maggiori partiti è indubbio che il Movimento di Grillo ha grandi chances di fare un exploit alle prossime elezioni politiche ed amministrative del 2013.

L’exploit di Grillo mi ricorda molto , mutatis  mutandis, quanto avvenne nel 1992 -1993 quando sull’onda di Tangentopoli , ma anche in base ad istanze reali che provenivano dai ceti produttivi del nord Italia, la Lega Nord si affermò prepotentemente sulla ribalta, conquistando voti e consensi in tutto il settentrione.

Davanti a questo successo ed anche sulla base di richiami “identitari” che la Lega sapeva suscitare, molte persone ritennero che l’appoggio o addirittura il confluire direttamente in quel movimento potesse rappresentare una vigorosa spallata alla partitocrazia. Com’è andata a finire lo sappiamo tutti, ma non è questo il punto sul quale vorrei soffermarmi, posto che il declino di ogni forza politica nuova dipende da svariati fattori e dalle dinamiche storiche del momento.

Il punto, secondo me, è un altro: l’individuazione di un vettore politico degno di essere sostenuto dipende da due fattori la sua idoneità a svolgere il compito di fare piazza pulita dell’assetto attuale e la sua disponibilità ad essere sostenuto in modo diretto , trasparente e con una reciproco vantaggio.

Ora , io non sono molto sicuro che sussistano né la prima né la seconda condizione: la prima è che non sono affatto certo che Grillo scardinerà un bel niente, posto che l’ipotesi più probabile è che si limiterà a fare l’opposizione di Sua Maestà ad un nuovo Governo “tecnico” che comunque avrà la maggioranza: nella più rosea delle aspettative i grillini porteranno avanti le solite battaglie “moralizzatrici” contro la Casta politica che ormai ha i giorni contati più che altro per la sua congenita incapacità e un grado di corruttela pari forse solo a quella greca. Forse.
E’ probabile, inoltre, che proprio il movimento grillino sia visto con gran favore da alcuni “poteri forti” internazionali per fare lo stesso giochetto del 1993, non riuscito per la discesa in campo di Berlusconi e cioè di  mandare a casa l’attuale classe politica per sostituirla con un’altra sempre  docile ai diktat di UE, Fmi e compagnia, ma meno screditata di quella attuale ed in questo i Renzi nel Pd eiGrillo come affossatore del PDL , sono perfettamente funzionali alla bisogna.
La seconda obiezione è su quale tipo di “influenza “ o “sostegno” si dovrebbe dare , visto che il movimento grilino non ne ha bisogno , perché guadagna consensi motu proprio e posto che chi è già forte, non si capisce per quale motivo dovrebbe farsi aiutare da chi è molto più debole.

E la debolezza  del nostro mondo si evince anche dal voler  sostenere chi sembra sul momento più forte e in crescita, anche se i contenuti e le idee portate avanti da questo o quel movimento, sono spesso un mix di qualunquismo  e  di idee molto confuse. Come mi sembra di poter dire del Movimento grillino.

Più verosimile ed anche più affascinante mi sembra l’ipotesi di lavoro abbozzata da Gabriele che vede nella scomposizione dei partiti di riferimento di ampie fasce  di lavoratori e di ceti produttivi l’opportunità di avviare una ricomposizione in chiave “peronista” composta da soggetti plurali provenienti dalla diaspora dei diversi schieramenti politici.
Se questo è vero, va rafforzata l’evoluzione di un soggetto autonomo, cioè dotato di forza propria, che sappia catalizzare le energie in dispersione, che riconoscano in questo soggetto, l’elemento catalizzatore del processo e non compiere il percorso inverso.

Ergo, non voglio dire che non si possa guardare anche con “simpatia” tattica e contingente alla crescita e diffusione del “grillismo” come fenomeno  di contestazione dell’attuale classe politica, ma tenendo bene a mente che noi dobbiamo svolgere in parallelo, un altro compito ben più rilevante , che è appena declinato: e cioè il rafforzamento di quanto già esiste in nuce, semmai contribuendo a renderlo più adatto a fare parte di un futuro schieramento di stampo “peronista” come ipotizzato da Gabriele. Se riusciremo a fare questo, avremo fatto un buon lavoro.

Carlo Bonney  - norepoter.org

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