Affondiamo con l'economia...

La grande crisi dell’economia ci sta colpendo profondamente, fino a destabilizzare la nostra vita. Il motivo è che siamo diventati schiavi del denaro. Forse non ce ne siamo avveduti, ma la realtà che abbiamo costruito, soprattutto nel secolo precedente, ci ha portato ad essere fortemente dipendenti dal potere dei soldi, abbandonando un modello di vita ch’era più legato ai cicli della natura, ai suoi frutti, alla semplicità, e ad una più genuina condivisione dell’esistenza.

La grande crisi dell’economia ci sta colpendo profondamente, fino a destabilizzare la nostra vita. Il motivo è che siamo diventati schiavi del denaro. Forse non ce ne siamo avveduti, ma la realtà che abbiamo costruito, soprattutto nel secolo precedente, ci ha portato ad essere fortemente dipendenti dal potere dei soldi, abbandonando un modello di vita ch’era più legato ai cicli della natura, ai suoi frutti, alla semplicità, e ad una più genuina condivisione dell’esistenza.

Un tempo si era certamente più poveri di cose, ma anche più felici del poco.

Mi chiedo se l’industrializzazione ed il progresso tecnologico siano stati una via davvero positiva, per l’umanità. Se analizziamo la storia possiamo facilmente costatare come la nostra vita sia stata una cieca rincorsa all’appagamento, determinato dal possesso di tante “cose“, di molti denari, con il miraggio di raggiungere un facile benessere che, tuttavia, oggi scopriamo evanescente come un soffio di vento.

In realtà la politica del “capitale” e del “consumo” finalizzati a produrre altro capitale ed altro consumo, per uno scopo puramente materiale, ha innescato una spirale involutiva che ha rinchiuso la coscienza ed ingabbiato la mente.

Abbiamo riempito le nostre case e la nostra vita con un’infinità di oggetti inutili, insulsi e costosi. Convinti di progredire abbiamo affidato le redini della nostra esistenza ai detentori della scienza e della tecnologia, totalmente ignari di cedere il vero tesoro insito in ciascuno di noi, la “forza della consapevolezza“, che i freddi ingranaggi dell’economia globale hanno fagocitato allegramente.

Ora rischiamo di soffocare sotto le macerie di ciò che “non è” e “non ha” vita.

Il sistema si sta avvitando su sé stesso, producendo disastri ambientali e umani che nemmeno riusciamo ad immaginare.

Siamo stati ingannati. Come si suol dire abbiamo rincorso la carota, che una mano abilmente nascosta ci ha posto davanti agli occhi, dimentichi della “buona erba” che avevamo in quantità.

Ora viene il tempo di risvegliarsi, di guardarsi intorno e di riprendere coscienza e consapevolezza di chi veramente siamo e dove andiamo, di quale sia la giusta direzione da seguire.

C’è un solo modo di salvarsi, per evitare di affondare con il macigno che abbiamo sulle spalle: abbandonarlo, gettarlo via, lanciarlo dal precipizio che ci si para davanti.

Questo sarebbe un atto di “vera libertà“, di profonda consapevolezza.

Immagino che nella mente di ciascuno di noi sia ben chiara la natura, la forma, nonché ogni minimo dettaglio, del cosiddetto “macigno” al quale siamo tanto affezionati. Provate ad osservarlo. Sembra quasi un fossile aggrappato al corpo, incuneato tra la mente ed il cuore. Ha una forma oscura, indefinita. Un colore grigio e opaco, un odore nauseabondo. Siamo talmente abituati a sostenerlo che quasi non ne abbiamo coscienza. Pensiamo sia una parte del nostro corpo, anzi che sia il corpo stesso. In questo modo non possiamo fare altro che andare a fondo inesorabilmente!

Eppure c’è un barlume in noi, un’essenza divina che può liberarci. Ma dobbiamo cominciare a scalpellare il “fossile“, dobbiamo sgranare la dura roccia. Se lo facciamo con determinazione e forte volontà potremo riuscire a portare alla luce il “diamante” ch’è in noi. È un’operazione dolorosa poiché si tratta di agire su se stessi. Bisogna spogliarsi di tutto ciò che è in più, ciò che non serve alla vera Evoluzione. La metafora rende con chiarezza e semplicità l’idea e l’azione.

Il punto è questo: se vogliamo evitare di sentirci derubati di tutto quello che abbiamo, è necessario che lo abbandoniamo noi stessi, prima che ciò avvenga. Dobbiamo cioè liberarci delle zavorre incancrenite in noi, e tornare a vivere con più semplicità e meno “cose“. Tutto questo per favorire un benessere comune ed una condivisione delle ricchezze del pianeta.

Non è facile. Anzi, il solo pensiero fa rabbrividire. A cosa possiamo rinunciare? A molto! Se ci guardiamo intorno lo scopriremo assai velocemente. Io credo che non vi sia molto tempo per pensarci… davvero è giunto il momento di AGIRE!

Di Gabriele Frigerio.
Fonte: lamentemente.com

 

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