Il bluff del pesce...

Oggi in Italia il mercato ittico è uno dei settori più aggrediti dalle importazioni selvagge dall'estero. In particolare dai paesi asiatici. E soprattutto dalla sofisticazione alimentare. La denuncia di Coldiretti: "Due terzi del pesce servito sulle tavole italiane è taroccato". Ma a rimetterci è la salute di chi mangia...

ROMA - Un bel gambero rosso comprato su una bancarella di pesce nel porto di Mazara del Vallo. Un polpo imperdibile seduti ai tavoli della sagra più famosa d'Italia nel suo genere, quella di Mola di Bari. Oppure un filetto di cernia indimenticabile a Gallipoli. Nelle guide turistiche raccontano che ci sia soltanto una cosa migliore di un bagno nel mare italiano. Mangiarlo.

Evidentemente però in questi anni deve essere cambiato qualcosa se è vero, com'è vero, che il pesce venduto da Palermo a Milano tutto è tranne che un prodotto nostrano. Il gambero di Mazara arriva infatti dal Mozambico. Il polpo di Mola dal Vietnam. Il filetto di cernia di Gallipoli (che in realtà era pangasio) dal Mekong, un fiume che si trova tra la Thailandia e il Lagos. E non si tratta di casi isolati.

Oggi in Italia la pesca è uno dei settori più aggrediti dalle importazioni selvagge dall'estero, in particolare dai paesi asiatici. E soprattutto dalla sofisticazione alimentare. "Due terzi del pesce servito sulle tavole italiane è finto, taroccato" denuncia la Coldiretti. "Il 30 aprile l'Italia ha mangiato l'ultimo pesce del Mediterraneo" denunciano Nef e Ocean2012, organismi internazionali del settore. "Dal primo maggio tutto quello che arriva sulle tavole italiane non è prodotto nostrano". Ma davvero è così? Che pesce compreremo ai mercati e mangeremo al ristorante quest'estate? Da dove arriva? Chi lo pesca? E soprattutto: fa male alla nostra salute?

Per capire l'entità del fenomeno forse è bene cominciare dai numeri. Lo scorso anno in Italia sono state commercializzate dice l'Irepa - l'Istituto di ricerche economiche per la pesca e l'acquacoltura - circa 900mila tonnellate di pesce per un ricavo di circa 1.167 milioni di euro. Bene: di tutto il pesce messo in commercio, soltanto 231.109 tonnellate erano state pescate nel mare italiano. Un terzo, appunto. Tutto il resto arriva dall'estero.

Il problema è che molto spesso, anzi quasi sempre denunciano le associazioni di categoria e confermano le forze di polizia che da Milano a Palermo continuano con sequestri e ad aprire inchieste, il pesce che arriva dall'estero non è di buona qualità. Spesso è pericoloso perché non tracciato e non tracciabile. E soprattutto viene venduto per quello che non è. E' finto.

Non potevano credere ai loro occhi gli uomini della Capitaneria di porto di Mazara quando, sulle bancarelle della marina più grande d'Italia, hanno trovato i gamberetti rossi che arrivavano direttamente dal Mozambico. E nonostante questo spacciati dai pescatori per italianissimi. A Gallipoli, invece, la Finanza in mezzo al mercato del pesce all'interno del porto - meta di pellegrinaggi di turisti da tutta Italia per il folclore e la poesia dei pescatori che rientrano in porto dopo una giornata in mare e vendono il prodotto appena tirato su con le reti -  ha sequestrato una bancarella che vendeva esclusivamente pesce taroccato: di fresco aveva soltanto alici e sarde fresche, i prodotti cioè che costano di meno.

Tra i falsi più diffusi c'è poi il pangasio, un pesce pescato nel Mekong, un fiume che si trova tra la Thailandia e il Lagos, che viene abitualmente venduto come fosse un filetto di cernia. Oppure nelle fritture servite nei ristoranti di casa nostra, il polpo non è polpo. O meglio, non è del Mediterraneo ma arriva direttamente dal Vietnam. Era asiatico per esempio anche il polpo venduto lo scorso anno nella sagra di Mola, in provincia di Bari, che per rendere l'idea è come comprare il tartufo di Avellino ad Alba. Frequente anche il caso del merluzzo fresco, o del presunto tale: dicono i sequestri dei Nas che spesso si tratta di pollak stagionato.

 Tra i pesci più "copiati" c'è poi il pesce spada che invece altro non è che trancio di squalo smeriglio. Poi c'è anche il caso di baccalà, in realtà filetto di brosme oppure del pagro fresco venduto come dentice rosa. E ancora il pesce serra al posto delle spigole, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, la verdesca al posto del pecespada, l'halibut atlantico al posto delle sogliole. Infine, gli spaghetti con le vongole: 75 per cento di possibilità che sono state pescate in Turchia.

Fonte le inchieste.repubblica.it

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